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La Politica Come Professione - Max Weber
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31.08.2006
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“La Politica come Professione” è la versione scritta e pubblicata da Max Weber di una sua conferenza tenuta a Monaco il 28 gennaio 1919.
Questa conferenza ha come tema centrale non le questioni su quale politica si debba promuovere, cioè sui contenuti da dare alla propria azione politica,ma cosa sia e quale significato possa avere la politica come professione.
Innanzi tutto, cosa intendiamo per POLITICA?
Per politica intendiamo la direzione o l’influenza esercitata sulla direzione di un’associazione politica e quindi di uno Stato.
Lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio rivendica per sé il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.Ovviamente la forza fisica non è l’unico mezzo dello stato, ma è il suo mezzo specifico.Infatti, a tutte le altre associazioni o singole persone si può attribuire il diritto alla forza fisica solo nella misura in cui lo conceda lo stato (esso è ritenuto l’unica fonte di “diritto” di forza).
Per politica, allora, intendiamo l’aspirazione a partecipare al potere o ad influire sulla ripartizione del potere, sia tra gli stati, sia all’interno di uno stato tra gruppi di persone che ne fanno parte.
Chi fa politica aspira al potere: potere come mezzo al servizio d’altri obiettivi, ideali o egoistici, o potere in se stesso, cioè per godere del senso di prestigio che esso conferisce.
Lo Stato è un rapporto di dominio di uomini su uomini, basato sul mezzo della forza legittima.
Ma affinché sussista i dominati devono subordinarsi all’autorità pretesa da coloro che di volta in volta dominano.Ma perché questi lo fanno?
Ovviamente la forza fisica non è l’unico mezzo dello stato, ma è il suo mezzo specifico.Infatti, a tutte le altre associazioni o singole persone si può attribuire il diritto alla forza fisica solo nella misura in cui lo conceda lo stato (esso è ritenuto l’unica fonte di “diritto” di forza). Per politica, allora, intendiamo l’aspirazione a partecipare al potere o ad influire sulla ripartizione del potere, sia tra gli stati, sia all’interno di uno stato tra gruppi di persone che ne fanno parte. aspira al potere: potere come mezzo al servizio d’altri obiettivi, ideali o egoistici, o potere in se stesso, cioè per godere del senso di prestigio che esso conferisce. Lo Stato è un rapporto di , basato sul mezzo della forza legittima. Ma affinché sussista i dominati devono subordinarsi all’autorità pretesa da coloro che di volta in volta dominano.Ma perché questi lo fanno?
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La Comunicazione Politica - Approfondimenti
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30.06.2006
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Un approfondimendo sulla comunicazione politica.
Comunicare politica in Tv
Tra le ragioni che possono contribuire a determinare il risultato elettorale delle elezioni, un ruolo di primo piano sembra essere svolto dalla comunicazione politica prodotta dai diversi schieramenti. La comunicazione politica è, infatti, ritenuta un fattore decisivo nella determinazione dei successi o delle sconfitte elettorali. È indubbio che la comunicazione politica prodotta negli ultimi anni in Italia sia stata dominata dal mezzo televisivo sin quasi ad identificarsi con esso e questo anche per l’ingresso sulla scena politica di un imprenditore, quale Silvio Berlusconi, proprietario di tre reti televisive, che si è dimostrato da subito capace di riversare sulla comunicazione elettorale il proprio know-how comunicativo. La televisione viene ormai da anni concepita come il mezzo con il maggior impatto comunicativo sulla scelta di voto, sia sul piano puramente informativo, sia su quello più emotivo-simbolico. Ed è proprio questa crescente centralità del mezzo televisivo nella costruzione delle campagne elettorali che ha dato vita a numerose riflessioni sulla natura del prodotto offerto ai telespettatori.
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Immagine dei leader: ipotesi di ricerca
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30.06.2006
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Il documento che andrete a leggere è una tesina dell'allora studente Mauro Barisione che abbiamo deciso di ripubblicare perchè riteniamo sia davvero un approfondimento interessante per chi si interessa di comunicazione politica.
"In Italia, le competizioni elettorali dell’ultimo decennio hanno conosciuto un’accelerazione nitida in chiave personalistica. Questo a partire dall’introduzione della riforma elettorale in senso maggioritario applicata per la prima volta nel 1994, ma anche dall’entrata di Silvio Berlusconi in quello stesso anno nell’arena politica. Evento che da una parte ha largamente contribuito ad affermare in Italia un modello, appunto, personalistico e media-based di campagna elettorale, dall’altra ha attivato un forte effetto di polarizzazione dell’elettorato intorno alla figura politica e personale dello stesso Berlusconi, gettando le basi per un processo elettorale puntualmente incentrato su essa o, tutt’al più, sul confronto fra la sua figura e quella del candidato avversario. Inoltre, le riforme elettorali per la carica di sindaco e di “governatore” hanno concorso alla generalizzazione di una pratica che, tuttavia, pare affondare le proprie radici in due fenomeni di più vasta portata storica e sociale: da una parte, il venir meno, dopo gli avvenimenti del 1989, delle ragioni oggettive di una contrapposizione ideologica riconducibile alla logica dei “blocchi” ; dall’altra, il crollo dei principali partiti politici tradizionali in seguito alle inchieste giudiziarie del 1992. Un contesto di attenuata intensità ideologica del confronto politico e di minore capacità di strutturazione dei comportamenti da parte delle organizzazioni partitiche, infatti, pare logicamente favorire l’imporsi di un modello più “candidate - centered” (Wattenberg 1991) di competizione elettorale, nella quale i leader politici assumano il ruolo di “ancore” cognitive ed eventualmente decisionali, specie per quei segmenti di elettori meno politicizzati e/o rimasti privi dei tradizionali riferimenti di voto."
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Elettore mediano- Scelte collettive
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30.06.2006
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Teoria delle Scelte Collettive
La teoria economica del processo decisionale pubblico studia il modo in cui le DECISIONI INDIVIDUALI si trasformano, attraverso il Processo Politico, in SCELTE PUBBLICHE, esaminando il comportamento dei diversi soggetti che partecipano allo scambio.
E’ un approccio positivo: il Settore Pubblico è analizzato come è e come opera nei paesi industrializzati ad economia mista.
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Paradosso del voto
Se le preferenze sono bimodali (cioè via via che ci si allontana dall’esito preferito, in ogni direzione, il beneficio prima diminuisce e poi aumenta), sottoponendo al voto le alternative a due due la collettività non riesce ad esprimere preferenze coerenti (paradosso del voto). La collettività non riesce a conseguire un risultato stabile (ciclicità del voto). Preferenze bimodali sono frequenti nelle scelte collettive.
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Comunicazione Politica - Giampietro Mazzoleninovità!
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30.06.2006
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Schemi del manuale di Comunicazione politica.
Un breve accenno:
Come trattare le informazioni di natura politica
Per comunicazione politica si intende ''lo scambio ed il confronto dei contenuti di interesse pubblico politico prodotti dal sistema politico stesso, dal sistema dei mass-media e dal cittadino, non solamente nella sua veste di elettore''[1].
In questa definizione, oltre all’oggetto trattato dalla comunicazione politica, si ha ben chiaro il numero e l’entità degli attori in gioco. Abbiamo a che fare col sistema politico, la cui natura influenza direttamente il tipo di comunicazione politica (più sbilanciato sulla personalizzazione della politica oppure sulle istituzioni, …), il sistema dei mass media, uno dei principali sistemi di diffusione delle informazioni anche se non l’unico; infine, l’altro polo focale della relazione, il cittadino/elettore. È importante sottolineare che il processo comunicativo che ha per oggetto informazioni di tipo politico è presente solamente in sistemi democratici. Inoltre, il flusso di informazioni si sviluppa su scambi pluridirezionali: tutti e tre gli attori in gioco creano, veicolano e recepiscono messaggi dal contenuto di natura politica elaborato in varie forme.
Tipologia dei contenuti della comunicazione politica
La complessità della materia è data non solo dal carattere interdisciplinare della materia, ma da caratteristiche intrinseche quali il contenuto stesso dei messaggi e i diversi canali usati per diffonderlo, aspetti che qui saranno privilegiati, senza dimenticare la posta in gioco della comunicazione politica: trasmettere informazione per consolidare il consenso o per acquistarne in vista di un confronto elettorale.
Il contenuto del messaggio politico è di per sé multidimensionale e multistadio. È emesso e percepito in momenti successivi e investe le dimensioni della percezione non solo verbale/linguistico, ma soprattutto simboliche e rituali. Non si sta trattando la comunicazione istituzionale, più facilmente riconoscibile grazie alla natura dell’oggetto trasmesso, che sia una legge, un comunicato ufficiale emesso da un ente o da una carica, ma di un messaggio politico, il quale contiene sì un nucleo di informazione, altrimenti si tratterebbe di plagio, ma che non si esaurisce in esso.
Tipologia dei messaggi della comunicazione politica
Per ciò che riguarda i canali di diffusione, si nota attualmente una moltiplicazione dei modi di contatto, aspetto che però avvantaggia leggermente gli attori politici. La natura del canale condiziona direttamente la gestione dell’informazione e l’atteggiamento di chi la diffonde. Se per il manifesto si può dire che il messaggio (idea, informazione o persona che sia veicolata) diventa l’aspetto preponderante, nel caso sia una persona a diventare il veicolo del messaggio l’atteggiamento assume un’importanza decisiva. Da questo punto di vista la televisione ha marcato un confine ben preciso: oggi, politico o portavoce che sia, nessuno può più sottrarsi alla legge della visibilità. La televisione ha influenzato profondamente il rapporto fra sistema politico, mass media e cittadini abbia una posizione predominante sui canali per veicolare messaggi politici. La comunicazione interpersonale, ha un ruolo che è sì difficilmente misurabile, ma molto influente e soprattutto persuasivo, in quanto è percepita come più credibile rispetto ad altri canali.
Comunicazione politica e comunicazione elettorale
Nonostante sia già difficile distinguere i diversi ambiti di azione, attualmente questo esercizio risulta ancora più incerto nel suo esito. Se accettiamo la visione di un confronto politico da campagna elettorale permanente, risulta quasi necessario arrendersi al continuo intreccio delle due diverse sfere. Se lo scopo di un’azione comunicativa di origine politica, durante le elezioni è la ‘‘caccia al voto’’, in una situazione di campagna permanente si utilizzano le stesse tecniche di propaganda e marketing elettorale per rinforzare il proprio consenso e/o mobilitare la volontà popolare. Questo sforzo è prodotto naturalmente giocando a proprio favore, sia per chi detiene il potere politico che chi cerca di conquistarlo. La questione non si presenta neutrale: molte forze politiche, elettori ed esponenti dei media hanno guardato con sospetto, criticato o rifiutato tali pratiche. Naturalmente non si tratta di falsificare le informazioni politiche trasmesse per rafforzare la propria posizione, ma di diffondere un messaggio politico secondo modalità che si rapportino con più efficacia al pubblico al quale è rivolto, ovvero arrivare a ‘‘sedurre informando’’.
[1] Da “La comunicazione politica”, di Giampiero Mazzoleni, Bologna, Il Mulino, 2004.
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